Un profilo per due, la commedia francese su amore e social network al Teatro Delle Arti

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Un Profilo per Due - Film al teatro delle Arti di Salerno

Un Profilo per Due – Film al teatro delle Arti di Salerno

Un profilo per due, la tenera e divertente commedia francese sull’amore nell’epoca dei social network, diretta da Stéphane Robelin, con l’icona del cinema d’oltralpe Pierre Richard, Yaniss Lespert e Fanny Valette, sarà dal 31 agosto al cinema anche in Campania a NAPOLI (FILANGIERI e AMERICA HALL), SALERNO (TEATRO DELLE ARTI) e CASTELLAMMARE DI STABIA (SUPERCINEMA).

Il film narra le vicende di Pierre (Pierre Richard), anziano vedovo senza più stimoli che scopre un mondo nuovo e pieno di risorse navigando in rete. Presto instaurerà un gioco di seduzione a distanza con una bella e giovane donna, Flora (Fanny Valette), conosciuta su un sito di incontri. Avendo mentito sulla sua età, Pierre convincerà Alex (Yaniss Lespert), il suo timido insegnante di informatica trentenne, a incontrare la ragazza al suo posto.

Sinossi

L’ottantenne Pierre vive in solitudine da quando è mancata la moglie. Per questo sua figlia decide di regalargli un computer, nella speranza di stimolare la sua curiosità e – perché no? – di permettergli di conoscere nuove persone. Grazie agli insegnamenti del trentenne Alex, Pierre impara a navigare e presto s’imbatte in un sito di appuntamenti online. Utilizzando l’identità di Alex, Pierre conosce Flora63, un’affascinante giovane donna, e se ne innamora. Anche la giovane rimane affascinata dallo spirito romantico dei suoi messaggi e gli chiede un appuntamento. Intrigato da questa nuova avventura, Pierre deve a questo punto convincere Alex ad andare all’incontro al suo posto…

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Un Profilo per Due – Film al teatro delle Arti di Salerno

INTERVISTA A STÉPHANE ROBELIN

Nonostante la tendenza generale nel cinema sia quella di parlare di gioventù, hai scelto un pensionato come eroe del tuo terzo film

Sento un legame con gli anziani. Mi piace immaginare quali siano le loro storie. Quando si invecchia, tutto diventa più complicato. Si attraversa una nuova fase della vita, si cercano soluzioni e si combattono nuove battaglie! Per me la definizione di eroe è qualcuno che combatte e accetta un certo numero di cambiamenti nella propria esistenza. Mi sono molto divertito scrivendo E se vivessimo tutti insieme?. In questo film, Stephane racconta la storia di un gruppo di anziani che, nonostante gli acciacchi e le malattie, decidono di condividere una casa e vivere tutti insieme. Ho degli ottimi ricordi di quando scrivevo la sceneggiatura, delle riprese e della promozione e sono molto contento che abbia trovato un suo pubblico. Con Un Profilo per due ho avuto modo di rifarmi alle stesse tematiche aprendo ulteriormente la discussione sul rapporto fra generazioni. A Pierre si presenta l’opportunità di immedesimarsi in un giovane, da qui l’idea di uno scambio di identità tra un anziano signore e un ragazzo che potrebbe essere suo nipote. Forse si tratta di una reminiscenza della mia infanzia. Ho avuto la grande fortuna di conoscere tutti e quattro i miei nonni. Quando ero giovane li vedevo spesso. Mi hanno dato tantissimo, e mentre io da adolescente acquisivo indipendenza, loro gradualmente la perdevano. Ho trovato questa inversioni di ruoli evocativa.

Grazie all’uso di Internet che cementa questo dualismo, la sua commedia si colloca chiaramente al giorno d’oggi…

Volevo raccontare una storia moderna con cui lo spettatore si potesse identificare. Internet è un segno della modernità. Le generazioni più giovani che ci sono nate e cresciute non si rendono conto di quanto questo strumento abbia cambiato tutto. Ha aperto il mondo a nuove possibilità di comunicare, viaggiare, incontrarsi, condividere le esperienze, sognare, crearsi una nuova identità e persino innamorarsi, quasi da un giorno all’altro. E tutto questo senza nemmeno uscire di casa! Raramente abbiamo avuto a disposizione un veicolo migliore per la nostra immaginazione. Allo stesso tempo, essendo un strumento relativamente nuovo, alcune persone anziane non hanno avuto la possibilità di apprendere come utilizzarlo nella vita di tutti i giorni. Mi sembrava una grande opportunità fare incontrare un anziano signore e un giovane uomo davanti a un computer. Poi ho sviluppato la storia. L’anziano signore seduce virtualmente una giovane donna e se ne innamora follemente. Grazie a lei trova una nuova prospettiva di vita, ma deve continuare a mentire per far evolvere questa relazione, e siccome ha usato la foto del suo insegnante di Internet per conoscerla, è fondamentale mandare lui a incontrarla al suo posto. Un Profilo per due è sostanzialmente un Cyrano dei nostri tempi. Pierre potrebbe essere Cyrano, Alex, Cristiano e Flora, Rosanna… ma le somiglianze con i personaggi di Rostand finiscono qui, perché il mio film è una commedia a lieto fine.

Per quello che dicono e fanno i tuoi personaggi suscitano una grande tenerezza…

Li amo tutti. Scrivendo e riscrivendo i personaggi mi sono affezionato a loro. Ho immaginato le loro scuse e giustificato i loro piccoli sotterfugi. Per esempio, Pierre e Alex sono entrambi dei bugiardi, ma per una buona ragione. Mentono per amore, perché il loro desiderio è più forte della loro onestà. Sono obbligati a deformare la reltà per ottenere ciò che desiderano. In E se vivessimo tutti insieme? il personaggio di Claude Rich mente per ottenere il Viagra a causa dei suoi problemi personali. Ma, al pari di Pierre e Alex, è un personaggio simpatico! I miei personaggi sono dei fanfaroni, non delle persone cattive. La loro ricerca deve farci tenerezza, anche se non è sempre del tutto “sana”.

È stato difficile scrivere il personaggio di Pierre?

No, perché sono abituato a stare insieme alle persone anziane e le conosco bene. È stato il personaggio di Alex quello più problematico, perché ha circa trent’anni, un’età con cui non ho molta familiarità. Il mio figlio maggiore ha diciotto anni, ma non è la stessa cosa. Ho anche cercato di fare in modo che ci fosse una perfetta parità tra il personaggio di Pierre e quello di Alex. Volevo che formassero un vero duo. All’inizio il personaggio di Pierre tendeva a catalizzare tutta l’attenzione… Bilanciare la coppia ha richiesto molto tempo.

 Pierre è interpretato da… Pierre Richard… Probabilmente non è una coincidenza…

In effetti no. Pierre è l’ “attore” della mia infanzia, che mi ha fatto sognare e ridere. Lo avevo già chiamato a recitare nel mio film precedente, dove interpreta il marito di Jane Fonda. In quell’occasione gli chiesi di fare qualcosa di diverso dal genere burlesque, sul quale aveva costruito la sua carriera. Questo lo ha colto di sorpresa e nonostante i dubbi iniziali è riuscito a rendere il personaggio realistico e a recitare senza usare tutto il corpo. È stato incredibile, così ho voluto scrivere una nuova parte per lui, un ruolo comico ma non solo… ed è uscito il personaggio di Pierre.

 Quando scrivi una parte per un determinato attore, pensi alla sua gestualità e al modo in cui dirà le battute?

In questo caso ho pensato più a come sarebbe stato l’uomo Pierre Richard piuttosto che l’attore. Ora che lo conosco bene, so cosa gli piacerebbe o meno dire o fare. Nonostante ciò, l’uomo e l’attore sono inseparabili. Come nella vita reale Pierre è un uomo affascinante, in questo film l’ho trasformato in un grande manipolatore. È una bella differenza per uno che solitamente recita la parte della vittima, ma già in E se vivessimo tutti insieme? ho fatto in modo che si nascondesse dietro l’Alzheimer per confondere i suoi compagni!

Com’è lavorare con lui?

È molto professionale. Arriva sul set con una perfetta conoscenza del testo in modo da non perdere tempo. A volte cerca di imporre una presenza molto “fisica”, che rappresenta il suo marchio di fabbrica, ma acconsente a cambiare se gli viene chiesto. È molto facile per i suoi colleghi lavorare con lui. È socievole, alla mano, premuroso, generoso, bonario e affidabile.

Perché hai scelto Yaniss Lespert come suo partner?

Non è stato facile trovare un volto per il personaggio di Alex. Doveva avere circa venticinque anni ed essere in grado di tenere testa a Pierre. Un giorno ho visto per caso la serie Don’t do this, don’t do that e ho scoperto Yaniss. Mi è piaciuto il suo modo di interpretare un giovane adulto, un po’ maldestro e insicuro, ma allo stesso tempo calmo e costante. Ho fatto fare a Yaniss una prova con Pierre e il rapporto ha funzionato all’istante. Per Yaniss è stato il primo ruolo importante e sono sicuro che non sarà l’ultimo.

E Fanny Valette?

Adoro questa attrice e ho sempre desiderato lavorare con lei. Adoro il suo carattere! È bella, una grande lavoratrice e molto professionale. Tutti quelli con cui lavora la adorano, emana un’energia molto positiva.

Com’era l’atmosfera sul set?

Quando si ha una squadra di persone amichevoli, gli attori come i tecnici, tutto procede benissimo. Pierre e Yaniss sono riusciti a creare il loro duo ed è stato bellissimo vedere la loro alchimia. Pierre era felicissimo perché non aveva recitato in coppia dai tempi di Depardieu. Siccome non abbiamo girato solo a Parigi, ma anche in Belgio e Germania, mi è sembrato di fare un road-movie. È stato molto divertente.

Hai qualche modello a cui ti ispiri?

Non proprio. Bertrand Blier mi ha fatto desiderare di fare questo lavoro. Amavo la sua libertà di tono. Quando ho iniziato a studiare cinema andavo matto per le commedie sociali di Mike Lee e Ken Loach. Al giorno d’oggi sono molto colpito da registi come Fatih Akin o Xavier Dolan, ma cerco di fare il mio cinema, di mettere al centro persone che si vedono raramente sul grande schermo. Nei mie ultimi due film si trattava di persone anziane. Ho cercato di dipingerle attraverso dei personaggi che fossero il più empatico, gioioso, comico possibile, sempre rimanendo realistici. Mi piace il realismo nelle mie storie.

A chi si rivolge Un profilo per due?

A tutti. È un film su un uomo che trova un’amicizia per sfuggire alla solitudine e riscopre il desiderio di vivere. Il fatto che abbia settanta o ottant’anni non fa differenza. Ciò che conta è che un uomo scopre una nuova giovinezza e il gusto per la vita. È una commedia. I personaggi si divertono, discutono, ridono, mentono, giocano a nascondino con la verità…. Con il solo scopo di trovare la felicità. Spero che questo attragga il pubblico.

Quali progetti hai?

Un film su un signore anziano (sì, ancora!) della destra estrema che si ritrova immerso nel mondo degli immigrati irregolari…

Un Profilo per Due - Film al teatro delle Arti di Salerno

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INTERVISTA A PIERRE RICHARD

 Dev’essere stato emozionante avere un regista che scrive una parte appositamente per te…

Si, infatti! Sei sempre preoccupato di rimanere deluso dal testo, e se rifiuti, di deludere l’autore. Per fortuna, ho dovuto affrontare questo inconveniente raramente! Avevo comunque questa preoccupazione quando Stéphane Robelin mi ha chiamato. L’ho conosciuto in occasione del film E se vivessimo tutti insieme? in cui avevo una parte. Ho amato il mondo che aveva creato e lui ha amato modo in cui avevo interpretato quel ruolo. Una sera abbiamo convenuto di lavorare ancora insieme e mi ha promesso di scrivere una parte tagliata su di me. Ho dovuto attendere un po’ (era il 2011) ma è successo. Ero felicissimo.

Nel film il tuo personaggio si chiama Pierre. Avete altre cose in comune oltre al nome?

A parte l’età, niente. Posso dire che la storia mi ha toccato profondamente perché è la vicenda di un uomo che perde il contatto con il mondo dal momento della scomparsa dell’amata moglie e che, contro tutte le aspettative, va avanti e vive nuove avventure. Come Tati e Buster Keaton prima di me, ho sempre avuto un debole per i ruoli dei disadattati… A pensarci bene, quasi tutti i miei ruoli al cinema sono di disadattati! Ciò che li contraddistingue sono i segni della loro peculiarità, la distrazione, la goffaggine, l’ingenuità o, nel caso dei personaggi più strani, l’insieme di tutti questi! Chiaramente, nel corso del tempo, questi personaggi si sono evoluti. Non viaggiano più sui tettucci delle automobili, non cadono sulle balle di fieno o giù dalle scale, ma conservano un lato da Pierrot: notturno, tenero, e incapace di difendersi dalle sfide della vita. All’inizio di Un profilo per due, Pierre è esattamente così. Ha la testa tra le nuvole, indifferente ai piaceri della vita e ignaro degli strumenti che offre oggi il mondo per comunicare. Da quando è diventato vedovo, si è chiuso in un mondo di tristezza e nostalgia. Quello che mi ha divertito di più è stata la sua metamorfosi! Un anziano scontroso si trasforma in un uomo ancora pieno di desiderio, vita, allegria a voglia d’avventura grazie a un trentenne e una piccola macchina chiamata computer. Ho riso la prima volta che ho letto la sceneggiatura, una cosa che mi era mai successa solo con La capra e Professione… giocattolo. I dialoghi erano così ricchi che non vedevo l’ora di essere sul set. Inoltre, anziano come sono, interpretare il ruolo dell’amante… La prospettiva era allettante!

Ti è sembrato contradditorio porre Internet come intermediario di una storia d’amore?

È una cosa ormai comune. Molte persone si incontrano sul web oggi. Quando sai come usarlo, questo non è il mio caso, il mondo virtuale consente a tutti quelli abbastanza coraggiosi di creare una proiezione di se stessi, siano essi giovani o vecchi, brutti o belli, timidi o espansivi. È il portavoce del nostro secolo e Pierre lo adora! È un Cyrano del ventunesimo secolo, solo che non è il suo naso a bloccarlo, ma la sua età. Come Cyrano, è un bravissimo scrittore. Grazie ai suoi versi, seduce una giovane donna, se ne innamora e poi manda qualcun altro a incontrarla. Questa storia di sostituzione, di vita per procura, è curiosa quanto inaspettata. È una bella trasposizione in chiave moderna del capolavoro di Edmond Rostand, con la differenza che qui non si tratta di una tragedia ma di una commedia a lieto fine.

Pierre è anche meno “puro” e quindi meno intenso del personaggio di Cyrano…

Ah certo! Direi quasi che Pierre è un po’ cialtrone! Manipola tutti quelli che gli stanno attorno, la sua famiglia e il giovane amico Alex, che trascina nella sua avventura amorosa a sua insaputa. L’innocenza non fa parte del vocabolario di questo farfallone. Ma lo perdoniamo perché il suo amore è sincero e perché crede, senza dubbio a ragione, che questo amore sarà l’ultimo! Interpretare tutti questi paradossi è stato molto interessante. Dovevo solo assicurarmi che, a richiesta di Stéphane, moderassi i miei movimenti corporei. Nella vita sono energico, mi alzo e cammino molto più velocemente del personaggio scritto per me. Dovevo controllarmi durante le riprese!

Sullo schermo dai l’impressione di essere un commediante istintivo. Realtà o illusione?

Metà e metà! Per questo film, per esempio, prima di buttarmi con la mia solita spontaneità, ho provato molte battute con Yaniss. Questo ci ha consentito di risparmiare molto tempo sul set. Abbiamo girato al massimo quattro take per scena invece dei potenziali venticinque. In ogni caso, la nuova economia dell’industria cinematografica spinge molti registi a completare i loro film in entro sei settimane. Il cast tecnico e artistico deve stare al passo! Negli anni passati, le riprese duravano molto di più. Erano bei tempi! A parte il testo che avevo sempre bene a mente, potevo arrivare sul set armato solamente del mio istinto e questo mi consentiva di rimanere fedele alla mia natura!

Prima di fare il film non conoscevi Fanny e Yaniss. Come ti sei trovato con loro?

In tutta onestà, molto bene. Fanny è adorabile e toccante. Se c’era una scena in cui lei piangeva, anche i miei occhi si riempivano di lacrime. Sapeva come portarmi a quel livello di emozione. È un’attrice molto sensibile. Per quanto riguarda Yaniss è un vero spasso lavorare con lui. È diretto e sincero. Ha un approccio minimalista al suo lavoro ed ero contento di fare coppia con lui. E le riprese sono andate benissimo perché avevamo Stéphane Robelin come regista. Come Yves Robert, Francis Veber e pochi altri, Stéphane è veramente un direttore di attori, una qualità che non è di tutti i registi, per i quali molto spesso nelle commedie il ritmo è più importante della recitazione. Inoltre ama la bella fotografia. Nei suoi film i miei occhi sono così blu!

Sembri molto contento di avere preso parte a questa commedia…

Mi piace questo film. Il lavoro di Stéphane è molto pulito e la sua scrittura è molto curata. Comprende molte bizzarrie, ma non gratuite, soprattutto nelle situazioni comiche. C’è anche della tenerezza. Tutti mentono, ma solo perché non vogliono mettere in pericolo i propri sogni. È anche un film ottimista, fiducioso nei confronti degli anziani, ma non solo. È un film transgenerazionale che ci dice che l’amore può arrivare ad ogni età. Un profilo per due mi ricorda molto una frase di Jacques Brel, di cui mi sono appropriato: “Ah! Quanto talento serve per non morire da adulto”.

Sei sorpreso dalla longevità dell’amore del pubblico per te?

Sì, certo. È una cosa molto toccante. Sono fortunato perché da giovane attore sono stato amato da persone che poi, nel corso degli anni, hanno trasmesso questo amore ai loro figli… è come una lunga catena che attraversa le generazioni. Questo rispetto da parte del pubblico mi sbalordisce ancora. Sia che mi trovi in Francia, Svizzera, Belgio o Russia, cercano sempre di rendermi la vita facile. Quando la polizia mi ferma, si mettono a ridere e mi lasciano andare. Quando arrivo in un ristorante, anche se è affollato, riesco sempre a trovare un posto ecc… È un po’ imbarazzante ma è così, e sarebbe maleducato lamentarsi!

Al momento sei a teatro con Piccolo elogio della notte, uno spettacolo poetico costruito attorno a testi sulla notte. Hai appena finito di girare il film Le petit Spirou. Hai intenzione di prenderti una pausa?

Non è in programma. L’ozio non mi giova. Mi diverto così tanto a fare i film che è una vacanza per me. Le cose stanno andando bene! Ho in previsione tre commedie, ma siccome non è ancora ufficiale, non sfiderò la sorte dicendo di più.

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INTERVISTA A FANNY VALETTE

Come sei stata coinvolta in questo progetto?

In un modo molto bello. Ho incontrato Stéphane Robelin per un altro progetto e abbiamo instaurato un rapporto davvero sincero. Dopo tre ore di discussione abbiamo deciso che dovevamo lavorare insieme. Stéphane doveva prima girare un altro film, e mi ha fatto la bella sorpresa di chiedermi di prendere parte alla squadra. Ero felicissima. Ho letto la sceneggiatura, ho iniziato a provare con Pierre e Yaniss… e siamo partiti!

Cosa ti piace di questa storia?

Ciò che preferisco è la sua originalità e sincerità. Un uomo che chiede a un altro di prendere il suo posto a un appuntamento con una donna conosciuta su Internet… Era la storia di Cyrano trasposta nel ventunesimo secolo, con la differenza che invece di essere brutto, il Cyrano del film era un anziano di nome Pierre! E invece di inviare lettere alla sua Rosanna (Flora nel film) la seduceva via e-mail! Mi sembrava una grande idea, che metteva in evidenza i problemi della terza età e allo stesso tempo inseriva il tema dell’importanza dei social network. E poi c’è il mio ruolo nella storia, quello di Flora, l’ingenua e romantica Flora. Come Rosanna è di una ingenuità commovente, ma in più ha alle spalle il dramma della morte del marito. È un personaggio femminile sublime in una commedia moderna, allo stesso tempo realistica e un po’ eccentrica. Cosa chiedere di più?

Un profilo per due è una commedia di pura finzione ma assolutamente plausibile. Questo ancoraggio a una possibile realtà ti ha aiutata nella recitazione?

In questo film sì! Stéphane cercava realismo e una recitazione naturale. Voleva una recitazione molto limata e molto quotidiana affinché i suoi personaggi sembrassero il più reale possibile.

Qual è stata la tua prima impressione di Pierre Richard?

Pierre ha avuto una grande influenza su di me, un venerato gigante. Nella mia famiglia sono tutti suoi fan. Ha marcato la mia infanzia. Quando l’ho incontrato la prima volta mi sentivo così piccola a confronto. È stato così generoso, adorabile, così umile che le mie preoccupazioni sono presto sparite. È raro che una persona di tale notorietà si comporti in modo così gentile, ed è così con tutti. Un vero gentiluomo, ma anche molto dedito al suo lavoro. Che classe!

E Yaniss Lespert?

È lo stesso tipo di persona, gentile, generoso, amichevole. Fa questo lavoro a ragione. Siamo diventati molto amici. Bisogna dire che Stéphane Robelin ha fatto di tutto perché le cose filassero lisce. Ha creato un’atmosfera famigliare e sapeva come farsi capire senza alzare il tono di voce. Intelligenza, benevolenza ed eleganza sono strumenti infallibili per guadagnarsi il rispetto altrui, molto più efficaci di rappresaglia e umiliazione.

Come è stata questa esperienza?

Molto bella. Ho lavorato con persone di cuore ad un film davvero originale, e ciò mi rende fiduciosa. Non è da tutti i giorni prendere parte a progetti di questo livello. Le riprese sono state fantastiche sia in termini di qualità sia d’atmosfera. Quando sono finite volevo piangere come quando da bambina dovevo lasciare il campo estivo. Quanto al film, spero renda felici le persone. È un “feel good movie”, un raggio di sole dove ridiamo e piangiamo mentre riflettiamo sulle nostre vite.

Hai altri progetti?

Si, ma niente di ufficiale! Nel frattempo, mi vedrete molto presto in televisione e a teatro.

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INTERVISTA A YANISS LESPERT

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura?

In primo luogo, il capo della spedizione, Stéphane Robelin! Non lo conoscevo affatto, ma appena ci siamo incontrati siamo entrati in sintonia. Da qui il mio desiderio immediato di lavorare con lui. Poi ho letto la sceneggiatura e mi è piaciuta molto. Due uomini, di diverse generazioni ed estrazione sociale, uniti in un complotto amoroso ordito dal più anziano dei due. Non era per niente triviale, ed era molto divertente! Inoltre, vista la natura comica della situazione, ero molto toccato dai temi quali l’amore, la gelosia, il desiderio di libertà, il problema della solitudine degli anziani, e il diventare adulti.

E il tuo personaggio?

Anche se so che non è così, mi sembrava che il personaggio fosse stato scritto per me! Ho molte cose in comune con Alex, come lui, ho avuto difficoltà a uscire dall’adolescenza. Sono molto riservato per natura, l’impotenza delle persone sole mi tocca molto, e, senza voler sembrare un geek, sono abbastanza bravo con i computer! In effetti Alex ha molto dei trentenni di oggi. Un ragazzo in cerca di se stesso, un po’ solo, ma sa come utilizzare gli strumenti di comunicazione a sua disposizione. Ciò che lo rende singolare, è l’esperienza che vive nel film, l’amicizia con un uomo che potrebbe essere suo nonno, e poi la storia che vive grazie allo scambio d’identità.

Com’è stato il tuo primo incontro con Pierre Richard?

Temevo di essere intimidito, perché per me, come per tutti, Pierre è un’icona, una figura mitica. Ma grazie alla sua calma, al suo buonumore e la sua premurosità, ha la capacità di metterti subito a tuo agio. Anche la sua curiosità è impressionante. Non è reticente quanto ad aneddoti sulla sua vita, e presto ci si sente privilegiati a stargli vicino. Scherza con te e si comporta come se ti conoscesse da dieci anni. Questo non gli impedisce di avere una rigorosa etica del lavoro. Non è il tipo di persona che arriva sul set con le mani in tasca. Ha lavorato a fondo sul testo, suggerito idee, e non si accontentava mai del minimo. Entrambi abbiamo provato a lungo prima delle riprese. È stata una grande esperienza, molto formativa.

Così sei scampato al nervosismo che spesso accompagna il primo giorno di riprese?

Quasi! Stéphane dirige con grande calma e convivialità. Stabilisce subito un’atmosfera familiare sul set. Inoltre, eravamo un gruppo molto piccolo, con pochi tecnici. Sembrava di vivere assieme! È stato ancora meglio perché andavamo tutti d’accordo. Il mio primo incontro con Fanny Valette è stato molto naturale. Siamo diventati grandi amici. È di una professionalità senza paragoni ed è molto generosa quando si tratta di recitare. Sa darsi allo stesso modo, se non di più, quando la macchina da presa non la inquadra. È piuttosto raro in questo settore!

Finora hai lavorato più per la televisione che per il cinema. Ti sembra la stessa cosa?

Di certo è simile, ma sono più a mio agio con il cinema. È meno stressante perché c’è un po’ più tempo. Ma mi piace la TV, è una grande scuola. Ti insegna a imparare velocemente e a trovare il tuo marchio di fabbrica.

Cosa fai quando non sei sul set?

Mi dedico a “Castori monelli”, un’associazione che ho fondato con Thibault Maroufi il cui scopo è organizzare incontri tra artisti e bambini in ospedale. Prepariamo delle animazioni con, per esempio, i colleghi della serie Don’t do this, don’t do that, oppure con maghi o artisti stranieri.

Quali sono i tuoi attuali progetti?

Niente di ufficiale ancora. Per ora, mi godo il piacere di partecipare a Un profilo per due e spero che l’umorismo e l’ottimismo del film raggiunga più persone possibile.

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