In mountain bike sulle montagne di Sarno
di Angela Merolla Nel primo pomeriggio del 4 febbraio 2006, ho seguito con l'auto-ammiraglia della squadra, una Suzuki Santana, gli allievi ciclisti della flessofab in sella alle mountain bike. I nostri atleti nel periodo non agonistico si divertono, se così si può dire, a fare delle escursioni per tenersi in allenamento. Oggi si è deciso di fare una escursione sulla collina che sovrasta Sarno e raggiungere la chiesa della Madonna del Carmine attraversando il Castello Medievale.
La squadra di 19 ragazzi, sotto l'attenta osservazione
dei Direttori SportiviRocco Caudino e Raffaele Nocera,
si è incamminata percorrendo il centro di Sarno attraversando
via S. Giovanni e incanalandosi per via Cantariello
ai piedi della montagna tristemente conosciuta per la frana del
5 maggio 1998.
Lungo la strada si osservano i lavori per la messa in sicurezza della montagna, grandi opere che servono a dare tranquillità a questo meraviglioso paese. Dopo circa 20 minuti di riscaldamento si iniza a salire e i nostri ragazzi incontrano 5 giovani cicloamatori anche loro in mountain bike, acennano ad un piccolo saluto e si prosegue insieme in un sentiero ricco di noceti e castagneti. Sono già quattro anni che seguo i ragazzi nelle competizioni, conosco la loro bravura ma tutt'ora rimango meravigliata nel vederli pedalare tutti insieme. E' un vero spettacolo. Infatti i cicloamatori appena la strada inizia a salire, allungano di qualche decina di metri e si girano indietro per guardare il distacco dato ai nostri ragazzi. Inizialmente sentivo, dall'autoammiraglia, i Direttori Sportivi consigliare la "calma" e di non farsi prendere dall'agonismo anche in una giornata di riposo. Ma poi per non disperdere il nutrito gruppo di ragazzi, intenzionati più che mai ad arrivare in cima prima dei cicloamatori, si è deciso di mandare all'inseguimento solo cinque ragazzi, mentre gli altri hanno proseguito in gruppo. E' stato fantastico vedere i ragazzi, chiamati per nome dai Direttori Sportivi, uscire dal gruppo uno per uno in progressione e raggiungere i cicloamatori in pochi attimi.
Con il piccolo fuori strada seguo i cinque ragazzi che con uno stile impeccabile, superano gli sfidanti ciclisti e raggiungono dopo pochi minuti il castello medievale che sovrasta la città di Sarno, e poi via dritti fino alla chiesetta della Madonna del Carmine che viene raggiunta anche da tutti gli altri in circa un'ora. Appena il tempo di godersi per qualche minuto il meraviglioso panorama, dal Golfo di Castellammare di Stabia, il Santuario di Pompei, il Vesuvio, che i ragazzi girano le mountain bike e via giù a capofitto per i sentieri fino a raggiungere, in pochi attimi, una casa colonica chiamata "la Casarella". Nel perimetro di questa casa colonica i ragazzi della flessofab hanno costruito una percorso da ciclocross e si allenano nel periodo invernale per affrontare alcune importanti gare. Tra gli ulivi, vedo sfrecciare le bici dei ragazzi che proseguono la discesa sino ad arrivare al parco fluviale della Foce del fiume Sarno, dove finalmente si fermano alla fontana dell'acquedotto per dissetarsi e raccontare la loro sfida con i cicloamatori lassù in cima. Certo per me non è stata un escursione e del paesaggio meraviglioso ho potuto raccontarvi pochissimo, ma l'emozione di seguire questi ragazzi è sempre indescrivibile. In conclusione della bella gita, di fronte alla bellezza della natura ed alla divertente escursione, il pensiero è volato alla tragedia dell'alluvione di Sarno del 5 maggio 1998, quando persero la vita 200 persone, a causa della frana di fango conseguente al distacco di di interi costoni delle montagne di Sarno, in particolare del Pizzo D'Alvano. Quelle 200 vittime ed i superstiti che ancora oggi tremano ogni volta che piove, guardando con terrore la sagoma deturpata del monte Pizzo D'Alvano, non possono non farci riflettere su un uso più corretto delle risorse della natura che, per nessuna ragione al mondo, deve trasformarsi, per opera dell'uomo, da madre buona in matrigna dispensatrice di tragedie.
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