Con queste premesse sta per iniziare
la nuova avventura della Salernitana, impegnata,
nella prossima stagione agonistica, nel difficile
e lungo campionato di serie B. A prescindere dal
modulo di gioco che Castori sceglierà,
che dipende molto dalle caratteristiche tecnico
tattiche dei calciatori che avrà a disposizione,
sicuramente il neo allenatore granata si giocherà
le sue carte puntando sul gioco di squadra e non
sulle individualità. Un cambio di rotta,
nella gestione tecnica della Salernitana, che
ci voleva per riportare entusiasmo in misura ancora
ancora maggiore tra la tifoseria. "Una
squadra che attaccherà il campionato di
serie B e non lo subirà".
Parola di Castori.
Castori, fino
ad oggi, ha adottato diverse soluzioni
tattiche con le sue squadre, che sono
notoriamente votate alla fase offensiva. Il mister
ha più volte affermato i vantaggi che si
possono trarre – a tutti i vari livelli
e categorie – laddove gli aspetti tattici
ed i movimenti dei singoli atleti assumano automatismi
che si possono creare con un costante allenamento.
A centrocampo, soprattutto, ma
anche sugli esterni difensivi, si punterà
su atleti infaticabili e veloci, capaci di occupare
le fasce, proporsi puntualmente per il passaggio,
fungendo da autentici stantuffi. In mezzo al campo
non mancherà un "metronomo" dai
piedi buoni e dai polmoni d'acciaio, lucido mentalmente
e capace di far girare la squadra. In attacco,
a seconda del modulo di gioco, si scegleranno
i calciatori da affiancare a Di Napoli, con la
certezza, però, che serve almeno una punta
forte fisicamente, prestante e capace di giocare
spalle alla porta,di far salire la squadra, di
appoggiare sugli esterni ed aprire spazi in area
di rigore avversaria. Si cerca un calciatore simile
a Turienzo, ma con maggiore esperienza e prolificità,
uno che dia maggiori garanzie realizzative in
serie B. Se poi, nel corso del campionato, l'argentino
saprà meritarsi il posto da titolare, tanto
di cappello.
Dalla conferenza stampa
di presentazione, tenutasi giovedì scorso
ed organizzata in maniera impeccabile dal neo
addetto stampa Francesco D'Ambrosio
(al quale vanno i nostri più sinceri auguri),
è emerso che Castori è un uomo sanguigno,
che parla velocemente con un forte accento marchigiano.
Ma l’umanità dell’uomo è
emersa prepotentemente, l’entusiasmo con
cui ha parlato è quello del trascinatore.
Si è visto chiaramente che questa nuova
esperienza, in una piazza così importante
e passionale, lo entusiasma molto e gli dà
motivazioni enormi. I tifosi lo hanno accolto,
intelligentemente, nel modo giusto, con tanto
entusiasmo e simpatia, offrendogli una sciarpa
ed una casacca granata, facendolo da subito sentire
uno di loro. Bella la stretta di mano a tre tra
Lombardi, Murolo e Castori.
I vertici societari granata hanno
sicuramente scelto bene. Gli inizi di carriera
di Castori, come allenatore, sono stati nelle
categorie dilettantistiche, dove ha dimostrato
sempre una particolare attenzione alla
valorizzazione dei giovani per far emergere
nuovi talenti da proiettare nel calcio professionistico.
Forte della sua esperienza nel Cesena, Castori
ha ribadito più volte che quando ce ne
sono le condizioni è necessario offrire
spazio ai giovani, anche in prima squadra. Non
guarda ai nomi altisonanti, Castori, ma alle qualità
dei calciatori, come è avvenuto ad esempio
con Papa Waigo, da lui lanciato
nel Cesena, spostandolo da punta centrale a punta
esterna, e poi apprezzato, nella stagione successiva,
dai tifosi e dallo staff tecnico della Fiorentina
nella massima serie. A chi gli chiede quale è
la caratteristica principale che deve avere una
squadra di calcio, Castori risponde: “Lo
spirito di gruppo. Con la mentalità collettiva
si vince. Anche nella vita”.
Il tecnico della Salernitana
è anche uomo di sani principi morali e
di slancio altruistico, si inquadra in tal senso
la sua esperienza a San Patrignano, nel ruolo
di consulente allenatore della squadra di calcio
del San Patrignano (Comunità di recupero
dei tossicodipendenti), militante in terza categoria.“Quando
si fa parte di un gruppo, si assorbe moltissimo
dagli altri. Io mi sono inserito subito e ho assorbito
molto da questi ragazzi"; questa sua
dichiarazione ci fa capire meglio lo spessore
dell'uomo.
La sua storia
Fabrizio Castori è
stato l’allenatore del Cesena Calcio
dal 2003. 52 anni, marchigiano
di San Severino, ha traghettato la squadra romagnola
dalla serie C1 alla B, ed ha lottato per l’ulteriore
salto di categoria e il calcio che conta. Castori
ha scontato un lungo periodo di squalifica,
quasi due anni, per essersi reso
protagonista di una rissa durante la partita Lumezzane-Cesena
del 20 giugno 2004, terminata 1-2 ai supplementari.
Il match si concluse con la promozione del Cesena
in serie B, ma il tribunale sportivo fu molto
duro, soprattutto con il tecnico dei romagnoli.
Nonostante questo, la società bianconera
ha confermato Castori, e in panchina è
andato per tutto quel tempo il vice Massimo Gadda.
I risultati sono arrivati comunque, il Cesena
ha raggiunto la salvezza nel
2004-2005 e l'anno successivo
ha lottato per la serie A, giocando forse il migliore
calcio della categoria. Il 23
gennaio 2006 il mister marchigiano è
tornato in panchina. La sua carriera
è iniziata nel 1980 dalla
Seconda categoria, alla Belfortese. Poi Fabrizio
Castori ha iniziato a scalare i gradini del successo.
Prima categoria, Promozione, Eccellenza, Cnd e
finalmente la C2, nel ’95, con il Tolentino.
Casteldisangro, Lanciano e poi Cesena, sempre
fra C1 e B. Tanti i successi: 7 primi posti con
relative promozioni, tre salvezze tranquille,
una Coppa Italia di serie C e una Coppa Avvenire.
E un futuro roseo lo aspetta alla guida della
Salernitana, squadra di una città
capace di emozionarlo e supportata da una tifoseria
capace di entusiasmarlo. Auguriamoci che il tecnico
marchigiano sappia trascinare a sua volta i tifosi,
riuscendo a dare un gioco spettacolare e vincente
alla compagine granata.