Uno spaccato antologico curato
da Massimo Bignardi che ricostruisce, attraverso
quaranta dipinti e numerosi disegni, il lavoro
di uno dei principali protagonisti della scena
artistica napoletana degli ultimi trent’anni.
“Le immagini che Ruotolo ha fermato sulla
tela in cinquant’anni della sua esperienza
– scrive Massimo Bignardi nel saggio che
apre la monografia pubblicata per l’occasione
da Plectica Editrice –, lasciano intravedere
spiragli sottratti dallo sguardo alla quotidianità
della sua Napoli: un luogo tra i ‘luoghi’
dell’immaginazione che spazia dalla periferia
di San Giovanni a quelle che una volta erano le
ciminiere di Bagnoli, vale a dire un ‘vivaio
umano’ che si comprime nell’amalgama
di Spaccanapoli, sino a sperdersi nel colore della
luce che filtra dalle vetrate di Santa Chiara.
Un colore omogeneo, tra il grigio e il verde,
che impagina il fondo di ogni sua opera sia di
quelle di concretezza oggettuale realizzate negli
anni Sessanta – penso a Edificio, 1962 o
L'impallinato, del 1965 – o a quelle influenzate
dalla Pop Art inglese, sulla scia di Kitaj, con
una vena narrativa ed ironica, come è per
le figure di Defiler, del 1967, ma anche per i
dipinti cifrati da un recupero figurale, come
Abbraccio capovolto, del 1978, La vedova, La maschera
realizzati sullo scadere degli anni Settanta.
Sarà lo stesso colore sul quale si affolleranno
le larghe pennellate dettate da una gestualità
e arricchite da colori squillanti come per le
tele degli anni Ottanta segnate da un’astrazione
di matrice lirica. [...]”
La mostra ricostruisce, attraverso opere rappresentative
provenienti da collezioni private, i vari momenti
dell’esperienza creativa di Ruotolo; essa
propone cioè, quel processo “di lenta
e silenziosa crescita”, partendo dalle opere
realizzate “in quell’aria di novità
che si spirava nella Napoli degli anni Cinquanta,
vivificata dalle tensioni sobillate dall’attività
e dalle aperture internazionali avviate dal Gruppo
‘58, e poi dalle figure che ne disegneranno
la silhouette degli anni Settanta. Un momento
ricco di personalità e di situazioni che
proiettano Napoli nel circuito dell'esperienze
europee, allertando una tensione che ritrova,
negli anni Settanta in quel breve periodo di attenzione
al ‘territorio’, il suo maggiore sviluppo
in senso di apertura dialettica verso la sfera
del ‘sociale’, proiezione di quel
progetto di partecipazione, di sentita ed effettiva
connessione dell'intellettuale con la realtà
sociale, con l’ ambiente avvertito quale
spazio della propria identità esistenziale”.
In tal senso il percorso, articolato da dipinti
e da disegni, questi ultimi con una sezione a
parte, documenta le pagine salienti della “quotidiana
necessità di disegnare” che caratterizza
l’intera esperienza di Ruotolo. Tra le opere
esposte figurano dipinti quali, Paesaggio, del
1961 d’impronta informale, L’impallinato,
del 1965, Volto Ovale, 1970 decisamente oggettuale,
La veduta astrale del volatile, 1976, Laocoonte,
del 1984 tra le opere significative della stagione
di adesione ad un’astrazione lirica, Grande
paesaggio napoletano, del 1987. Un tracciato che
si allunga sino alle opere recenti realizzate
in questo primo scorcio del Duemila: da Desaparecido,
del 2000 ad Accident, del 2002, Pietre preziose,
del 2004, Al-jazeera, del 2005, i recenti Tecnologia
di Guerra, Un Dio assente, Suoni di guerra, tutti
del 2006 e La fine, del 2007.
“Un’opera – conclude Bignardi
– segna sempre un nuovo confine, una finestra
che si apre al mondo, una soglia oltre la quale
andare con l’emozionato respiro che accompagna
la scoperta. Errico Ruotolo lavora su questo confine
regalandoci pagine di pittura, di quella alta
che non perde lo spirito e la volontà di
dialogare con la quotidianità del mondo,
cioè di dichiarare la sua necessità
del presente: una pittura che non è solo
la celebrazione dell’enigma della visibilità,
bensì partecipata testimonianza, ossia
azione diretta, orientata a sobillare le nostre
coscienze.[...] Ruotolo non ha mai smesso ne smetterà
di ascoltare il rumore dei suoi passi, di avvertire
il respiro dell’ ‘essere’ nelle
pause del tempo, di rispondere alle sue accensioni,
alle accelerazioni che corrono verso l’ignoto
o che scivolano nelle pieghe di una società
mondana ed apparente, oppure nell’irrigidito
schema produttivo della sua tecnologica. Lo fa
lasciandosi guidare dal dubbio e interrogandosi,
da pittore, sul valore delle immagini, sul loro
proporsi come scritture, senza, però, abbandonare
la sintassi della composizione, cedere all’effetto
pittorico ovvero alla seduzione di linguaggi che,
preventivamente, sono offerti a tutti i costi
come ‘nuovi’. Ragiona sulla pittura
come idea di materia che costruisce uno spazio,
così come, in senso inverso, ripropone
l’oggetto (elemento del suo modo di interpretare
la scultura) quale dettato di immagini: cerca,
cioè, di rendere lo spazio pittorico come
un campo ove accade un evento, ove è possibile
sentire contemporaneamente il tempo della storia
e quello del presente.[...]”.
“Sono un pittore di libertà –
dichiara l’artista nell’intervista
realizzata da Marcella Ferro –. Odio la
noia, sento che potrebbe uccidermi. Per me lo
sperimentare costituisce il divertimento, il gioco,
l’ironia, è un po’ questo il
concetto: l’arte non è noia, l’arte
è ricchezza. Ed è l’unica
ricchezza che mi concedo. [...]. Ora la mia tavolozza
è piena di colori brillanti perché
continuo ad ispirarmi alla realtà che comunque
è cambiata. Le strade sono colorate dai
cartelloni pubblicitari ma la sostanza di questa
società è sempre la stessa”.
Errico Ruotolo (Napoli 1939).
Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Napoli,
allievo di Emilio Notte, e si diploma nel 1962.
Conclusi gli studi intraprende lunghi viaggi,
soggiornando per lunghi periodi all’estero.
Fra gli anni Sessanta e Settanta, infatti, è
dapprima a Parigi, successivamente si trasferisce
a Monaco di baviera ed infine risiede ad Amsterdam
dove lavora in uno studio di un suo amico olandese.
La sua attività artistica ha inizio già
dal 1956 quando vince il Premio Carta, Penna e
Calamaio, tenutosi a Brescia. La prima personale
è del 1964, allestita alla Vetreria Anziate
di Anzio; nel 1966 partecipa a Proposta ’66,
promossa dalla Galleria Cadario di Roma. Sul finire
degli anni Sessanta sperimenta la tecnica dell’assemblaggio
di materiali industriali e non, applicandoli sulla
tela oppure creando delle sculture che definisce
‘oggetti’. Nel 1969 è tra i
firmatari con Barbati, Bravi, D'Arista, Palleggiano
e Pisani dell’atto costitutivo della Galleria
Inesi¬stente. Del 1971 è la personale
alla Galleria Carolina di Portici, la presenza
al Premio Nazionale di Pittura F. P. Michetti.
Nel 1974 è invitato alla rassegna Arte-Impegno
’74, mentre nel 1975 inizia la collaborazione
con l'A/Social Group, partecipando alle azioni
svolte all'interno dell'o¬spedale psichiatrico
Frullone di Napoli, attività documentata
nella XXXVII Biennale di Venezia, nel Padiglione
italiano, sezione Ambiente come Sociale. Nel 1983
alcune sue opere sono esposte nella collettiva
Plexus '83, curata da Luigi Paolo Finizio ed allestita
nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli.
È del 1984 la sua personale, dal titolo
Il tempo, il colore, promossa dal Comune di Teggiano
e dalla cattedra di Storia dell’arte contemporanea
dell’Università di Salerno, curata
da Massimo Bignardi ed allestita nel Chiostro
della SS. Pietà di Teggiano. Sempre nel
1984 espone in Percorsi, rassegna ospitata dalla
Maison de la Culture di Rennes. Nel 1987 tiene
una personale all’Hotel La Palma di Capri:
nello stesso anno è invitato nella mostra
Astrazione, organizzata a Treia (Macerata) nell’ambito
degli Incontri In¬ternazionali d'Arte. Negli
anni Novanta comincia ad inserire nell’impianto
pittorico elementi a rilievo, modellati con gesso
e ricoperti di garza. Il 1991 espone in The Modernity
of Lyrism, mostra tenutasi alla Gummesons Gallery
di Stoccolma e al Joensuu Museum, in Finlandia.
Qualche anno più tardi, nel 1994, è
allo Studio Morra con una personale; mentre nel
1995 aderisce al gruppo “Orologio ad acqua”
con il quale è presente, successivamente,
nella mostra Viaggiatori senza bagaglio, allestita
al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, a
Portici (Napoli). Del 2000 è la personale
alla Fondazione Morra; nel 2001 è invitato
a Insorgenze del classico, allestita a Villa Campolieto.
Nel 2003 espone una sua grande tela nell’ambito
della mostra Living Theatre, labirinti dell’immaginario,
tenutasi a Castel Sant’Elmo, a Napoli. Sono
del 2005 la personale Gli inediti di Errico Ruotolo,
presso la Fondazione Morra e del 2007 quella dal
titolo Errico Ruotolo – disegni del disonore,
organizzata dalla Galleria Franco Riccardo Artecontemporanea
di Napoli.
La mostra resterà aperta fino al 9 marzo.
Orario di apertura:
dal lunedì al venerdì: ore 9.00/13.00
lunedì e giovedì: anche ore 16.00/19.00
sabato: ore 16.30/19.00
domenica: ore 10.00/12.30
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