Il campo di Dora, ad 80 KM da
Weimar, fu creato per alimentare di manodopera
una gigantesca fabbrica sotterranea di missili
balistici. Le condizioni igieniche di questo lager
erano molto precarie. Ogni baracca ospitava più
di trecento persone ed il riprodursi di malattie
era un problema quotidiano. Il lavoro nella fabbrica
sotterranea aveva un durata di dodici ore giornaliere,
a stretto contatto con Kapò che frequentemente
punivano i deportati con venticinque frustate
sul sedere. Il campo fu liberato dalle forze sovietiche.
Quello di Dora è l'unico campo di sterminio
che è stato tenuto segreto per oltre 50
anni. La prima volta che si è parlato di
Dora è stato attorno al 1963, quando la
Germania aveva stanziato un indennizzo per i deportati
politici dei Kz. Il Dora non era compreso nelle
liste degli aventi diritto. Solo successivamente,
grazie all’interessamento di autorità
ed alle documentazioni ufficiali del campo, la
Croce Rossa internazionale di Ginevra e quella
di Arolsen, hanno riconosciuto il campo di Dora
come campo di sterminio.
“Ho voluto una messinscena
essenziale e scarna - afferma il regista De Rosa
– per dare maggiore risalto alla forza attoriale
ma soprattutto per dare maggiore drammaticità
alle storie raccontate. I costumi che ho scelto
rappresentano ma, soprattutto, racchiudono tutte
le speranze, i sogni, i dolori e le delusioni
di un popolo sterminato. Le musiche evocano il
ricordo di quegli anni terribili”.
di Claudio Grattacaso
regia di Antonello De Rosa
Cast:
Antonello De Rosa
Tonia Filomena
Antonio Grimaldi
Vincenzo Albano
Sara De Filippis
Fabio Di Gennaro
Scene:
Claudio Valentino
Disegno luci:
Adele Filomena
Bozzetti costumi:
Rocco Napoli
Realizzazioni costumi:
Claudio Valentino
Liana Mazza
Ass. Regia:
Andrea Bloise
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