Filumena Marturano, donna del popolo,
ex prostituta, tolta dal postribolo da un napoletano
borghese e benestante, Domenico Soriano, tenuta
per venticinque anni nella casa di lui come amante,
pur se in condizioni di inferiorità; autrice
di uno stratagemma per farsi sposare “in extremis”
dall’uomo che vuol porre fine al legame perché
si è innamorato di una giovane che vuole
sposare, è una delle commedie che Eduardo
definiva “commedie sociali”.
Rappresentata per la prima volta al Politeama di
Napoli il 7 novembre 1946, Filumena Marturano è,
trai testi eduardiani, il più rappresentato
in tutto il mondo.
Filumena conduce il filo del dramma con la sapienza
e la determinazione dovute al sentimento di una
maternità tenuta segreta per anni e poi rivelata.
Ha tre figli, avuti da tre uomini diversi; li ha
voluti, li ha cresciuti, li ha assistiti, rimanendo
nell’ombra senza mai rivelarsi come madre.
Solo di uno è sicura la paternità:
il figlio di Domenico Soriano, che non lo saprà
fino a quando Filumena non gli svelerà di
essere padre, senza rivelargli di chi perché
«i figli sono figli e devono essere tutti
uguali».
La commedia di Eduardo porta al pubblico il problema
dei diritti dei figli illegittimi, mentre l’Assemblea
Costituente svolgeva un dibattito sulla famiglia
e sulla prole nata fuori dal matrimonio.
Il 23 aprile 1947 viene approvato l’articolo
che stabilisce il diritto-dovere dei genitori di
mantenere, istruire e educare anche i figli nati
fuori dall’unione matrimoniale. Nel febbraio
del 1955 verrà approvata la legge che abolirà
l’uso dell’espressione “figlio
di N.N.”
«Dimmelo chi è mio figlio, la carne
mia, il sangue mio. Me lo devi dire, per te stessa,
per non dare l’impressione che fai un ricatto,
io ti sposo lo stesso, te lo giuro». Domenico
Soriano non rinuncia a conoscere di chi dei tre
è padre. Filumena ha vinto la battaglia,
ma non cede: «Ti ho voluto bene con tutta
la forza della vita mia e come hai voluto tu. Agli
occhi miei tu eri un Dio. E ancora ti voglio bene,
forse meglio di prima: non me lo chiedere più.
Tu devi essere forte. Perché per il bene
che ti voglio, perciò ti ho detto non piangere,
perché in un momento di debolezza…
E sarebbe la nostra rovina, specialmente la tua,
soprattutto per te io non te lo dico. Cominceresti
a pensare: e perché non glielo posso dire
che sono il padre? E gli altri due che sono, che
diritto hanno?.... L’inferno. E noi ci dobbiamo
solamente voler bene… Abbiamo tanto bisogno
di volerci bene, tutti quanti».
Domenico Soriano sposa Filumena Marturano, i tre
figli si chiameranno Soriano, avranno gli stessi
diritti e lo stesso amore.
28.01.2009
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