Quella del disegno è un'arte
antica, forse la più antica, come espressione
primaria dell'empito creativo umano, come forma
immediata di espressione figurativa, dai graffiti
della preistoria ai suoi usi "professionali",
come fase preparatoria di un prodotto artigianale
che risale all'arte egizia; tra il suo carattere
strumentale e funzionale alla creazione di altra
forma artistica (come da taluni si sostiene, fino
al Tre-Quattrocento; ma i "taccuini" di
Gentile da Fabriano e di Jacopo Bellini stanno a
testimoniare che i "quadri disegnati"
erano opere compiute e non "preparatorie")
e la sua emancipazione come forma originale ed autonoma
di espressione artistica (che avviene nel XVI secolo),
il disegno ha una sua storia lunga millenni.
In tempi più vicini all'età
moderna, parallelo all'estendersi del fenomeno del
collezionismo fu il perfezionarsi di alcune tecniche,
quali il pastello, molto efficace nei ritratti,
l'acquerello, privilegiato dai paesaggisti, e la
matita a grafite, caratteristica dei disegni puristi
e nazareni. Non tramontano comunque, quelli eseguiti
a carboncino o a penna, adatti tanto alla collaudata
caricatura quanto al vedutismo e agli schizzi scenografici.
E
nel Novecento? E' opinione critica diffusa che già
nella seconda metà del secolo precedente
l'arte del disegno entri in crisi, sia per la diffusione
della litografia sia per la decadenza dell'insegnamento
accademico; e che nel secolo appena concluso, anche
se Picasso e Klee continueranno ad esaltare questa
forma creativa, il disegno sia andato generalmente
a rifugiarsi nei campi della cartellonistica, della
pubblicità, dell'architettura e dell'industrial
design.
A smentire però questo assunto,
guardando in particolare alla produzione novecentesca
italiana, occorre un approfondimento, lungo il percorso
di tanti protagonisti, attraverso i quali tra
persistenza di forme e nuovi materiali, comunque
ritenuti ideativi e quindi esempio di bozza, tutto
il Novecento propone l'infinita possibilità
di nuove e più immediate formule. Anzitutto
sparisce, quasi completamente l'idea del disegno
preparatorio, quella fase che sino a fine Ottocento
diveniva prima regola in cui si giocava il ruolo
dell'accademismo". Ma già a cavallo
dei due secoli si potrà notare un persistere
della tradizione basata sullo studio preparatorio
di fronte all'incalzare delle nuove esigenze, irradiate
dalle irrompenti tendenze artistiche d'oltralpe,
di un segno più immediato, espressione assoluta
di un opera in sé già "conclusa".
Questo il tema dell’atteso
evento di febbraio che proporrà la galleria
Il Catalogo ventidue firme del Novecento italiano
tra cui Carlo Carrà e Giorgio Morandi. Una
raffinata e significativa scelta quella di Lelio
Schiavone e Antonio Adiletta, che farà comprendere
attraverso forme, segni, disegni e sfumature le
proposte intellettuali, le correnti di pensiero
artistico, la ricerca della forma e della figura
che caratterizza il percorso comunicativo del Novecento
italiano.
02.02.2009
- 20.50