DALL'OMICIDIO MORO ALLA SCOMPARSA DEL GRANDE
DI BARTOLOMEI: 15 ANNI DI STORIA DI UN PAESE UNITO
SOLO NEL CALCIO AL TEATRO NUOVO GIOVEDI' 12 MARZO
2009.
Bello, coinvolgente e mai banale.
Un tuffo di 55 minuti nella storia degli ultimi
trent’anni, in cui le Brigate Rosse vengono
giudicati colpevoli di un omicidio, quello di
Aldo Moro, che ha radicalmente cambiato il Paese
nei decenni dopo.
Successo di pubblico e critica
per la prima assoluta di “Quando
la palla usciva fuori”, monologo
di Sergio Mari tratto dall’omonimo libro
scritto un anno fa proprio dall’ex mediano
della Cavese dei tempi d’oro.
In
un Teatro “Nuovo” pieno di
gente, l’istrionico Mari sul palcoscenico
corre, parla e urla per dare vita a due mondi
mai vicini tra loro: quello del pallone fatto
al campo dei Salesiani e quello della politica.
Guidato dalla regia di Peppe Lanzetta,
anche lui all’esordio assoluto in questo
ruolo, e assistito dal responsabile audio-luci
Claudio Faccenda, Mari mette in scena la sua vita
toccando aspetti privati e pubblici di un’esistenza
per niente facile in un periodo dove avere 18
anni “non era mica una gran fortuna”.
Toccanti, poi, i tre momenti dedicati all’indimenticato
capitano di Roma e Salernitana Agostino
Di Bartolomei, che il ‘calciattore’
Mari ricorda in modo sensibile facendone uscire
un ritratto di un campione amato dal pubblico
ma mai capito fino in fondo dagli addetti ai lavori.
E dai “vuoti” anni ’80
esce il ritratto di un Mari che non ti aspetti:
pieno di cose da dire e arrabbiato con chi, nel
decennio precedente, ha acceso i toni di una battaglia
persa nel peggiore dei modi. Alla fine degli spettacolo
applausi scroscianti per un Mari
esausto ma felice come un bimbo alla sua prima
partita di calcio. Tante le persone presenti allo
spettacolo, che non hanno voluto far mancare il
loro apporto all’ex mediano metelliano.
In primis, l’assessore provinciale allo
Sport e alla Qualità della vita Pierangelo
Cardalesi, che con il proprio impegno ha promosso
lo spettacolo. Presenti, tra i tanti, anche l’ex
compagno di squadra di Mari ai tempi della Cavese
Pasquale Viscido, il direttore del teatro “Il
Giullare” Andrea Carraro e l’intera
famiglia Mari.
Ora l’avventura del “calciattore”
non finisce qui. Lunedì mattina
Mari porterà “Quando la palla
usciva fuori” in scena presso il
teatro del Liceo Scientifico
“Francesco Severi”
di Salerno. A prestare attenzione
al suo lavoro ci saranno 300 ragazzi dell’ultimo
anno: una nuova partita che Mari non vuole perdere.

L’autore
del libro, ex mediano della Cavese dei tempi d’oro
(per intenderci quella che sconfisse a San Siro
il Milan per 2-1, ndr), nonché del monologo,
racconta i suoi 15 anni passati tra i professionisti
del calcio, attraversandoli con una visione strabica,
dove alla vita quotidiana di allora, con le sue
grandi problematiche sociali, frappone i temi e
le paure di chi invece, per età e per necessità,
pensava solo al gioco del pallone per strada. Una
trovata questa che ha permesso al pubblico di ritrovarsi
a conoscere la vita, gli ideali e le speranze di
allora. Una vera storia degli ultimi 30 anni, attraverso
il racconto che deborda dal semplice calcio ad un
pallone.
E così temi come l’
austerity,
il
referendum sul divorzio, le
differenze di classe e il
Vietnam
vengono affrontati attraverso una sociologia privata,
intima di cui la storia rappresentata sul palco
ne è intrisa.
Caldo è stato il momento topico con il rapimento
prima e l’uccisione poi del massimo esponente
della Democrazia Cristiana,
Aldo Moro,
e forte nella sua vena sarcastica le conseguenze
di quell’episodio: lo svelamento di tempi
vuoti per concetti e per valori.
Nella grande storia che scivola tra le battute che
si susseguono con un ritmo incalzante, poi, c'è
stato spazio anche per la vita e la morte di un
campione, quella di
Agostino Di Bartolomei,
per tutti semplicemente “Ago”, suicida
per una sopravvenuta grande solitudine forse figlia
proprio degli anni che accompagnarono la morte dei
grandi ideali politici e sociali.
Lo spettacolo ha permesso di rendere meno sconosciuta
la
storia degli ultimi 30 anni del nostro
Paese che pure ne stiamo vivendo le conseguenze
nelle sue accezioni positive e negative. Attraverso
l’ironia, l’humour e un pallone si ci
si può districare sul buio di allora. Buio
che le nuove generazioni ancora non ha né
analizzato né diramato.