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Emilio “Lillo” D’Agostino in Lingue, Linguacce…. Linguine

Emilio Lillo D'Agostino Quello che passa al Convento. II Edizione Febbraio-maggio 2009.

“Si cucine cumme vogl’i’(o)”

Salerno, venerdì 13 marzo ore 20,30 Convento di San Michele, via San Michele

Venerdì 13 marzo, alle ore 20,30 secondo appuntamento del programma enogastronomico della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, ospite di Marco De Simone gestore del Convento di San Michele.

Con “Si cucine cumme vogl'i’(o)”, curato da Vito Puglia, ispirato dalla raccolta postuma di ricette di Eduardo, la cucina viene presentata come l’espressione culturale che meglio di ogni altra racconta il carattere, lo spirito, il modo di vivere di un popolo o di una comunità, un’epoca. Da questo l’ assunto: in ogni persona colta e sensibile si annida un cuoco. Cucina mediterranea con Napoli a fare da capitale del mare Nostrum, guardando alla Spagna, per il professore Emilio “Lillo” D’Agostino, docente di linguistica generale e glottologia del nostro ateneo, che si cimenterà ai fornelli, ospite di Vito Puglia, venerdì sera.

L’aperitivo sarà un omaggio a quei gioielli gastronomici che sono veri e propri strumenti di seduzione del palato, ovvero “Tapas” e “Pinchos”, aperitivi culinari, inventati il primo a Siviglia, capitale dell’Andalusia, e l’altro nei Paesi Baschi. La parola “tapa” deriva dal verbo “tapar”, ossia coprire; questo perché anticamente nelle locande andaluse veniva servito il boccale di vino “tapado”, ovvero coperto con una fetta di prosciutto, salame o formaggio, per evitare, fra le altre cose, che vi potessero cadere dentro insetti o altro. La tradizione imponeva la visita di 14 tra bar e taverne, all’uscita del lavoro, prima dei pasti, e il consumo di altrettante tapas. Nei Paesi Baschi, invece, sono i “Pinchos” a dominare la scena, sempre con le stesse caratteristiche di appetitosi assaggi.

Qui i pinchos si consumano nelle “tascas”, tipiche taverne basche, che all’ora giusta si animano di vassoi colmi di delizie, accompagnate dal tradizionale vino bianco al sidro chiamato “chacolie”. Se le tapas verranno servite al bar, una volta seduti, si procederà, con tre assaggi di pasta, ispirata alla tradizione napoletana, tra cui il piatto forte saranno paccheri di Gragnano con ragout di Baccalà, mentre per il secondo Lillo D’Agostino proporrà un coniglio farcito, di particolare impegno e un dolce a sorpresa, il tutto innaffiato dal top di vini lucani e campani.

11.03.2009 - 20.45

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