Venerdì 13 marzo, alle ore 20,30 secondo
appuntamento del programma enogastronomico della
seconda edizione di “Quello che passa al
convento”, promossa dal Convivio delle Arti
dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito
Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente
Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio
Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia
e la collaborazione della web radio Unis@und,
ospite di Marco De Simone gestore del Convento
di San Michele.
Con “Si cucine cumme vogl'i’(o)”,
curato da Vito Puglia, ispirato dalla raccolta
postuma di ricette di Eduardo, la cucina viene
presentata come l’espressione culturale
che meglio di ogni altra racconta il carattere,
lo spirito, il modo di vivere di un popolo o di
una comunità, un’epoca. Da questo
l’ assunto: in ogni persona colta e sensibile
si annida un cuoco. Cucina mediterranea con Napoli
a fare da capitale del mare Nostrum, guardando
alla Spagna, per il professore Emilio “Lillo”
D’Agostino, docente di linguistica generale
e glottologia del nostro ateneo, che si cimenterà
ai fornelli, ospite di Vito Puglia, venerdì
sera.
L’aperitivo sarà un omaggio a quei
gioielli gastronomici che sono veri e propri strumenti
di seduzione del palato, ovvero “Tapas”
e “Pinchos”, aperitivi culinari, inventati
il primo a Siviglia, capitale dell’Andalusia,
e l’altro nei Paesi Baschi. La parola “tapa”
deriva dal verbo “tapar”, ossia coprire;
questo perché anticamente nelle locande
andaluse veniva servito il boccale di vino “tapado”,
ovvero coperto con una fetta di prosciutto, salame
o formaggio, per evitare, fra le altre cose, che
vi potessero cadere dentro insetti o altro. La
tradizione imponeva la visita di 14 tra bar e
taverne, all’uscita del lavoro, prima dei
pasti, e il consumo di altrettante tapas. Nei
Paesi Baschi, invece, sono i “Pinchos”
a dominare la scena, sempre con le stesse caratteristiche
di appetitosi assaggi.
Qui i pinchos si consumano nelle “tascas”,
tipiche taverne basche, che all’ora giusta
si animano di vassoi colmi di delizie, accompagnate
dal tradizionale vino bianco al sidro chiamato
“chacolie”. Se le tapas verranno servite
al bar, una volta seduti, si procederà,
con tre assaggi di pasta, ispirata alla tradizione
napoletana, tra cui il piatto forte saranno paccheri
di Gragnano con ragout di Baccalà, mentre
per il secondo Lillo D’Agostino proporrà
un coniglio farcito, di particolare impegno e
un dolce a sorpresa, il tutto innaffiato dal top
di vini lucani e campani.