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Documentario di Lorenzo Gigliotti dedicato a Giuseppe Garibaldi

giuseppe garibaldi Il 22 aprile presso l’Aula 5 della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Salerno verrà presentato il documentario GIUSEPPE GARIBALDI 1860.

Mercoledì 22 aprile alle ore 9.30 presso l'Aula 5 di Lettere all'Università degli Studi di Salerno,si terrà la proiezione del nuovo documentario di Lorenzo Gigliotti dedicato al Risorgimento nel Salernitano. Questo documentario, dal titolo emblematico "1860" ripercorre la gloriosa estate del 1860 quando Garibaldì risalì dalla Sicilia verso Napoli e consegnò l'Italia unita a re Vittorio Emanuele II anche grazie agli sforzi e all'eroismo di tanti salernitani.
Il documentario, sponsorizzato dall'Assessorato Provinciale ai Beni e alle Attività culturali di Salerno, è stato realizzato da Gigliotti anche con gli allievi che hanno seguito il suo corso di Teoria e Tecnica del Linguaggio Cinematografico presso l'Università di Salerno.

Il 1860 nel salernitano “Qui le masse sono naturalmente amanti della libertà e proclivi a rivoluzione, il ceto medio tutto perseguitato dalla tirannide e desideroso di riscossa, una classe di cittadini memorosa ed onorevole operosissima ed abituata ai moti di popolo (…), la natura del suolo proprio atta alle guerre di rivoluzione, valli, boschi, colline, montagne s’intrecciano ovunque e presentano posizioni formibadili di difesa”.

ANTONIO ALFIERI D’EVANDRO, Della insurrezione nazionale nel salernitano nel 1860. Pensieri e documenti, Napoli, 1861. Dalla Sicilia, il moto insurrezionale si era spontaneamente propagato sul continente, anticipando l’arrivo di Garibaldi e del suo esercito. Su iniziativa di Giacinto Albini e Nicola Mignogna, il 15 agosto la rivolta era divampata a Potenza, e, quantunque il moto risultasse isolato, era riuscito al alimentarsi e ad organizzarsi. Il comitato napoletano, pur se diviso al proprio interno, avvertiva la necessità di appoggiare quel movimento e, a questo fine, venne scelto, quale campo d’azione più immediato, il salernitano. La scelta era stata dettata, oltre che dalla prossimità con la provincia di Potenza, che consentiva di armonizzare il moto, anche per il rilievo strategico di alcuni luoghi: si avea così una rete strategica di opposizione armata che poteva estendersi fin sulle porte di Napoli e lasciava isolata e debole Salerno, occupata dai regii, minacciando alle spalle quei di Calabria, tagliandoli fuori dalle operazioni.Per l’organizzazione del piano fu scelto Giovanni Matina che, avvertendo l’esigenza di una guida militare, scelse il modenese Luigi Fabrizi, fratello del generale Nicola. In agosto Matina e Fabrizi, da Napoli, si recarono in Cilento per predisporre il territorio all’insurrezione, prendendo contatto con i capi del movimento. Il luogo prescelto dai capi era Sant’Angelo a Fasanella, dove, il 27 agosto, venne proclamata la decadenza dei borboni; successivamente, dopo il canto del Te Deum e l’instaurazione di un governo provvisorio, il 28 la colonna mosse per il Vallo di Diano, luogo scelto per la concentrazione generale degli insorti.

Il 29 agosto, terminato l’arrivo delle colonne di insorti, a Sala fu proclamato il governo provvisorio. La strada per Napoli era così aperta, viceversa, il governo borbonico era ormai del tutto isolato dalle province meridionali. In seguito all’arrivo di Garibaldi a Sala, il 5 settembre, il Matina, nominato Governatore della provincia, partì per Salerno, lasciando i poteri civili e militari nella mani del suo ex segretario Alfieri D’Evandro, con lo specifico compito di provvedere al reperimento dei beni e delle vettovaglie necessarie per il passaggio dell’esercito.

Il successo dell’insurrezione era stato, senza ombra, di dubbio legato alle straordinarie vicende della spedizione dei Mille, alla grande personalità di Garibaldi e a tutte le peculiarità del biennio ’59-61. Allo stesso tempo, i piani operativi realizzati dagli insorti erano nella tradizione e nella cultura politica e militare dei patrioti locali. Certo, non c’era la forza di un moto autonomo, tuttavia una diffusa coscienza nazionale era profondamente radicata, da tre generazioni di lotte, nella parte più attiva della borghesia locale; questo dato, sommato ad una consapevolezza degli aspetti politici e ad una visione realistica delle condizioni generali influirono enormemente sul successo delle operazioni militari e politiche.

22.04.2009 - 22.40

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