Mercoledì 22 aprile alle ore 9.30 presso
l'Aula 5 di Lettere all'Università degli
Studi di Salerno,si terrà la proiezione
del nuovo documentario di Lorenzo Gigliotti dedicato
al Risorgimento nel Salernitano. Questo documentario,
dal titolo emblematico "1860" ripercorre
la gloriosa estate del 1860 quando Garibaldì
risalì dalla Sicilia verso Napoli e consegnò
l'Italia unita a re Vittorio Emanuele II anche
grazie agli sforzi e all'eroismo di tanti salernitani.
Il documentario, sponsorizzato dall'Assessorato
Provinciale ai Beni e alle Attività culturali
di Salerno, è stato realizzato da Gigliotti
anche con gli allievi che hanno seguito il suo
corso di Teoria e Tecnica del Linguaggio Cinematografico
presso l'Università di Salerno.
Il 1860 nel salernitano “Qui le masse
sono naturalmente amanti della libertà
e proclivi a rivoluzione, il ceto medio tutto
perseguitato dalla tirannide e desideroso di riscossa,
una classe di cittadini memorosa ed onorevole
operosissima ed abituata ai moti di popolo (…),
la natura del suolo proprio atta alle guerre di
rivoluzione, valli, boschi, colline, montagne
s’intrecciano ovunque e presentano posizioni
formibadili di difesa”.
ANTONIO ALFIERI D’EVANDRO, Della insurrezione
nazionale nel salernitano nel 1860. Pensieri e
documenti, Napoli, 1861. Dalla Sicilia, il moto
insurrezionale si era spontaneamente propagato
sul continente, anticipando l’arrivo di
Garibaldi e del suo esercito. Su iniziativa di
Giacinto Albini e Nicola Mignogna, il 15 agosto
la rivolta era divampata a Potenza, e, quantunque
il moto risultasse isolato, era riuscito al alimentarsi
e ad organizzarsi. Il comitato napoletano, pur
se diviso al proprio interno, avvertiva la necessità
di appoggiare quel movimento e, a questo fine,
venne scelto, quale campo d’azione più
immediato, il salernitano. La scelta era stata
dettata, oltre che dalla prossimità con
la provincia di Potenza, che consentiva di armonizzare
il moto, anche per il rilievo strategico di alcuni
luoghi: si avea così una rete strategica
di opposizione armata che poteva estendersi fin
sulle porte di Napoli e lasciava isolata e debole
Salerno, occupata dai regii, minacciando alle
spalle quei di Calabria, tagliandoli fuori dalle
operazioni.Per l’organizzazione del piano
fu scelto Giovanni Matina che, avvertendo l’esigenza
di una guida militare, scelse il modenese Luigi
Fabrizi, fratello del generale Nicola. In agosto
Matina e Fabrizi, da Napoli, si recarono in Cilento
per predisporre il territorio all’insurrezione,
prendendo contatto con i capi del movimento. Il
luogo prescelto dai capi era Sant’Angelo
a Fasanella, dove, il 27 agosto, venne proclamata
la decadenza dei borboni; successivamente, dopo
il canto del Te Deum e l’instaurazione di
un governo provvisorio, il 28 la colonna mosse
per il Vallo di Diano, luogo scelto per la concentrazione
generale degli insorti.
Il 29 agosto, terminato l’arrivo delle
colonne di insorti, a Sala fu proclamato il governo
provvisorio. La strada per Napoli era così
aperta, viceversa, il governo borbonico era ormai
del tutto isolato dalle province meridionali.
In seguito all’arrivo di Garibaldi a Sala,
il 5 settembre, il Matina, nominato Governatore
della provincia, partì per Salerno, lasciando
i poteri civili e militari nella mani del suo
ex segretario Alfieri D’Evandro, con lo
specifico compito di provvedere al reperimento
dei beni e delle vettovaglie necessarie per il
passaggio dell’esercito.
Il successo dell’insurrezione era stato,
senza ombra, di dubbio legato alle straordinarie
vicende della spedizione dei Mille, alla grande
personalità di Garibaldi e a tutte le peculiarità
del biennio ’59-61. Allo stesso tempo, i
piani operativi realizzati dagli insorti erano
nella tradizione e nella cultura politica e militare
dei patrioti locali. Certo, non c’era la
forza di un moto autonomo, tuttavia una diffusa
coscienza nazionale era profondamente radicata,
da tre generazioni di lotte, nella parte più
attiva della borghesia locale; questo dato, sommato
ad una consapevolezza degli aspetti politici e
ad una visione realistica delle condizioni generali
influirono enormemente sul successo delle operazioni
militari e politiche.