Giovanni Acciai e la musica poetica.
Mercoledì 22 aprile, quinto appuntamento
dei Percorsi d’Analisi promossi dalla Seventh
Degree con una conversazione tra il prestigioso
musicologo e Antonello Mercurio, con la partecipazione
dell’Ensemble Vocale Principe Sanseverino.
" Formulo, esteticamente a mio rischio,
questa conclusione: che la Musica e la Poesia
sono il volto alterno ora proteso verso l'oscuro,
ora scintillante con ogni certezza, di un fenomeno,
il solo, L'Idea, cosí lo chiamavo. Uno
dei modi piega verso l'altro e scomparendovi,
ne riemerge arricchito: due volte, si raffina,
facendo oscillare un genere intero". (Mallarmé,
citato da Pierre Boulez, in Punti di riferimento).
La Musica e il verso, ad ogni modo, sono accomunati
dalla specificità di forme distribuite
nel tempo. Entrambi hanno il tempo come carattere
fondante. Così come entrambi costruiscono
il proprio effetto ricettivo su fenomeni di tipo
uditivo, di tipo acustico.
È evidente che le proprietà costitutive
del metro (ciò che distingue per contrasto
la poesia da tutte le altre forme di comunicazione
verbale) e del ritmo sono tracce di una disposizione
originaria della poesia per quella tradizione
poetico-musicale mediolatina dalla quale derivano
le forme principali della versificazione romanza,
i cui nomi (sonetto, ballata, etc.) sono già
tutte metafore di ordine musicale. Inoltre, questa
sorta di prossimità tra musica e linguaggio
è posta in evidenza dal continuo discutere
da oltre due secoli da una parte, sul se e sul
come la musica possa essere considerata un linguaggio
e dall'altra, dai continui tentativi di separarla
e distinguerla dal linguaggio. Evidentemente deve
esserci un qualche legame con la parola se si
pone mente al fatto che la musica nella sua storia
secolare è quasi sempre stata associata
al verso e la strada che nel mondo occidentale
l'ha portata ad un'esistenza autonoma è
stata lunga e tormentata. Alla musica poetica
è dedicato il quinto incontro della terza
edizione dei Percorsi d’Analisi, promossi
dall'Associazione Seventh Degree, di Liberato
Marzullo e Antonello Mercurio con il contributo
delle amministrazioni provinciale e comunale di
Salerno e del nostro ateneo, con la partecipazione
del Liceo Scientifico “Giovanni da Procida”
di Salerno, che si terrà mercoledì
22 aprile, alle ore 19,30, presso il Convento
San Michele. L’ospite di Antonello Mercurio
e Alfonso Amendola sarà il musicologo Giovanni
Acciai il quale accenderà un conversazione
sull’interessante tema con esempi musicali
dal vivo affidati all’Ensemble Vocale Principe
Sanseverino dell’Università di Salerno.
La Musica Poetica, o composizione musicale, è
una scienza matematica che consente di riprodurre
su un foglio un’armonia gradevole e corretta
e così, in un secondo tempo, poterla suonare
o cantare conducendo l’ascoltatore alla
devozione di Dio e al piacere e diletto dell’anima
e della mente […]. Il suo stesso nome indica
che il compositore non solo deve capire il linguaggio,
come fa il poeta, ma deve anche rispettare il
tempo del testo; egli scrive poesia e melodia,
così attribuendosi il titolo di Melopoeta
o Melopoeus”. Così scriveva Johann
Gottfried Walther nei “Praecepta der Musicalischen
Composition”. La musica poetica cerca di
bilanciare scienza e arte, ratio e sensus, ma
il suo principale obiettivo è condurre
l’ascoltatore verso l’interpretazione
‘affettiva’ del testo e la rappresentazione
musicale dell’ordine cosmico. Non bisogna
dimenticare, però, che la strada verso
l'autonomia si è aperta proprio alla fine
del secolo XVI con i teorici dell'armonia da una
parte e la Camerata dei Bardi dall'altra.
Strano a dirsi ma forse senza l'invenzione del
melodramma non sarebbe neppure nata la musica
strumentale pura. Infatti, quest'ultima nasce
solo dalla consapevolezza che la musica da sola,
i suoni senza l'ausilio della parola hanno una
loro autonoma portata espressiva e affettiva.
Da questa convinzione è nata l'idea che
la musica potesse e anzi dovesse unirsi alla parola:
si trattava infatti o di un completamento e un'integrazione
tra due ordini altrimenti carenti di espressività
e che potevano quindi trovare la loro pienezza
espressiva solo dalla loro unione, o dell'avvicinamento
tra due linguaggi diversi e autosufficienti che,
tuttavia, potevano trovare un punto d'incontro
nella loro comune capacità di esprimere
gli affetti e le emozioni, da cui ne sarebbe derivato
un potenziamento.
Il compositore deve osservare i fenomeni fisici
e il comportamento umano e usare la imitatio per
appropriarsi delle composizioni dei grandi maestri;
praeceptum, exemplum et imitatio sono fondamentali
alla musica quanto lo è la retorica e le
grandi opere – dirà Mattheson –
non devono essere risultato di ispirazione o di
esperienza soggettiva ma calcolato «sangue
freddo». L’uso di determinate figure
nella musica legata a un testo dà concretezza
al significato della singola parola quando questa
riveste particolare importanza e la ricorrenza
della stessa figura sulla medesima parola, anche
in opere diverse, è assai frequente in
tutta la storia della musica.
L’illustrazione pittorica del testo in
musica ha origini antiche e il sistema più
usato per rappresentare le immagini era il ‘vocalizzo’
che con l’andamento della sua linea melodica
risultava adatto ad evocare parole: l’occhio
prima dell’orecchio percepisce il messaggio
simbolico e onde, lacci oppure catene e serpenti
sono così chiaramente espresse. Il musicus
poeticus ricercando la relazione fra testo e musica
usa evidenti analogie ma anche tali oscuri artifici.
Alla base il tradizionale metodo di praeceptum,
exemplum et imitatio che fa pensare al musicista
come a un normale artigiano che esercita un ‘mestiere’.
Bach era solito affermare che egli era riuscito
ad ottenere risultati grazie all’operosità
e alla pratica. Non modestia ma modo di pensare
del tempo: «Nel genio umano i molti esempi
di diversità e livelli di superiorità
non sono in realtà il risultato di un dono
di natura ma il frutto dell’acquisizione».