Presso il Bar –
Ristorante “Cube” (ex “Chez
Marie”, via Dogana Vecchia 30), infatti,
dal 29 giugno al 29 luglio, è
ospitata una personale di Antonella Mazza,
giovane artista salernitana. L’esposizione,
intitolata “Salerno-Berlino. Quadri, fotografie,
oggetti…”, invita ad un audace percorso
tra il nostro centro storico e la capitale tedesca,
centro mondiale dell’avanguardia artistica,
in cui Mazza ha risieduto di recente proprio per
ampliare la propria visione artistica. L’osservatore
resterà colpito innanzitutto dall’estrema
diversità delle opere che, oltre a indicare
vivacemente tutte le possibilità di ricerca
e sperimentazione di un percorso artistico ancora
in formazione, vuole efficacemente testimoniare
come ogni creazione e percorso – artistico
come di vita – debba essere in continua
trasformazione, e non fossilizzarsi nella certezza
di uno stile trovato una volta per sempre.
Tale continua mobilità intellettuale e
creativa sarà il punto di incontro dell’immaginario
individuale della artista e degli stimoli da cui
esso è colpito dall’esterno. Ecco
allora pigmenti, farina e oro spray applicati
sulla tela (“Champagne Supernova”,
“L’ebbrezza dell’oro”),
un cubo di Rubik emergere direttamente da un fondo
nero (“Rubik”), un primo maggio berlinese
trasfigurato in personaggi senza volto su sfondo
tracciato a carboncino (“Face off”),
un animale proteso verso il cadavere squartato
di un altro animale in un paesaggio onirico e
spettrale (“Life”), l’estremo
oriente malinconico di un albero di ciliegio con
petali che cadono (“Sakura”) o quello
ironico di un “Bee Sushi”: un trittico
di vivaci quadretti con simulacri di corpi di
ape ricavati dai rotoli della carta igienica.
E non mancano nemmeno i palazzi di Berlino dipinti
in maniera spiazzante con il caffè (“Caffè
Berlin”), o una serie di foto stampate su
tela e rappresentanti architetture berlinesi (tecnica
originale per le nostre scene artistiche oltre
che di particolare impatto visivo); così
come una scultura di una classicissima “Centauromachia”
fatta però, invece che di marmo …
di comuni tubi di rame e plexiglass.
Tramite una continua contaminazione di elementi,
Mazza vuole coinvolgere l’osservatore in
una libera interpretazione delle opere, il cui
significato per l’appunto consiste nell’allargamento
del proprio orizzonte individuale in un viaggio
che è metafora della continua scoperta
di cui dobbiamo renderci in ogni momento capaci.
Nel far ciò Mazza recepisce, tra l’altro,
un’importante lezione dell’arte contemporanea,
ovvero il richiamo – ottenuto tramite una
continua forzatura dei confini invano imposti
all’arte – a una costante apertura
e ricettività dell’immaginario culturale,
soggettivo e collettivo, al rendersi cioè
disponibili alla più vasta sfera possibile
di esperienza.
Questo insegnamento, assorbito e originalmente
rielaborato dall’artista con il supporto
di una sicura padronanza dei mezzi e delle tecniche,
ci viene ulteriormente ritrasmesso non dall’alto
di una cattedra o nello spazio quasi sacrale di
un museo, ma in contesto decisamente più
piacevole anche per gli altri sensi come quello
di un locale che è insieme bar, ristorante
e punto d’incontro, con un’ulteriore
ironica contaminazione che può forse ricordarci
come l’arte oggi debba essere vissuta in
maniera libera e al di fuori di schemi precostituiti
per poter mettere in moto libere associazioni
di pensiero e arricchimenti di esperienza.
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