Itinerari turistici, località turistiche in provincia di Salerno - Monti Alburni - vette del Monte Panormo e del Monte Calpazio
  

Grotta di Morigerati

 

Morigerati grotta del fiume Bussento - Caselle in Pittari - itinerari e località turistiche in provincia di Salerno - trekking escursioni mountain bike

Morigerati grotta del fiume Bussento - Caselle in Pittari - itinerari e località turistiche in provincia di Salerno - trekking escursioni mountain bike

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Trekking tra cascate, grotte e laghetti sul fiume Bussento (oasi WWF)

Dalle viscere della montagna, ricoperta da una lussureggiante vegetazione, risorge da una imponente grotta, dopo un lungo cammino sotterraneo, il fiume Bussento, tra alti e scoscesi canyon. Da qui inizia una mulattiera che sale su per circa 1 km e mezzo, fino a raggiungere il centro abitato di Morigerati, ameno ed antico paesino adagiato su una montagna della dorsale del Monte Cervati, la più alta vetta appenninica della Campania (1.898 m.). Dall’altro lato della montagna di Morigerati il fiume Bussento è inghiottito dalle rocce carsiche e scompare in un cunicolo, lasciando immaginare chissà quali paesaggi sotterranei tra sifoni, cascate, rapide e laghetti racchiusi dall’imponenza delle rocce calcaree.

MAPPA DI MORIGERATI E DEL FIUME BUSSENTO
Visualizzazione ingrandita della mappa

L’ingresso del fiume nelle viscere della montagna è stato esplorato per circa 800 metri da speleologi pugliesi che si sono dovuti arrestare di fronte ad un sifone riempito dall’irruente corrente del fiume sotterraneo, ostacolo insuperabile; l’uscita del fiume dalla montagna è stata esplorata per circa 500 metri, fino ad una cascata alta 8 metri, anche in questo caso ostacolo insuperabile. Presso l’inghiottitoio, analogamente al lato opposto, è possibile scendere giù per circa 1 km e mezzo dalla strada di montagna che attraversa il Comune di Caselle in Pittari, lungo un sentiero ancora più scosceso e selvaggio, tanto da far desistere dall’impresa una persona poco allenata o in non perfetta forma fisica. In poche parole, due belle scarpinate degne di essere chiamate escursioni di trekking. Ma soprattutto alla risorgenza del fiume, laddove il sentiero è meno severo pur rimanendo una mulattiera erta in più punti, il paesaggio e la natura che sono li ad aspettarti sono semplicemente da favola.

La fatica della discesa ed il pensiero di ciò che ti aspetta per risalire lasciano subito il posto all’entusiasmo di esplorare il corso del fiume, le tante cascatine, le sorgenti di acqua cristallina ed i piccoli laghetti che, impreziositi dal mulino seicentesco, da cui sgorga imponente una cascata d’acqua sorgiva, ti fanno sentire parte di un paesaggio fiabesco, dal sapore antico e rurale, selvaggio ma accogliente, austero ma morbido nei colori e negli odori. E ti capita ancora oggi di vedere un contadino che lavora la terra aiutato da un mulo che ogni tanto fa sentire il suo raglio, instancabile ed indispensabile compagno di lavoro. Il mulino sta li a testimoniare la presenza e l’attività dell’uomo, che fino agli anni 60 vi ha lavorato producendo e trasportando, su per la mulattiera, grano e farina.

Su, all’inizio del percorso naturalistico di quest’oasi wwf, la guardia ambientale Demetria, che lavora in tale veste dal 1995, anno di istituzione dell’oasi, e l’anziana “zia Antonietta” classe 1924, sua “collaboratrice” volontaria, ci hanno spiegato, al ritorno dall’escursione, che oltre al grano ed alla farina si trasportava anche il carbone. In particolare le donne mettevano sulla testa dei foulard arrotolati, sopra i quali venivano caricate diverse decine di Kg di farina o carbone ed il compenso giornaliero, negli anni 50, ammontava a circa 300 Lire. Il mulino ad acqua fu dismesso nei primi anni 60 sia per il sopraggiungere di nuove tecniche di macinazione del grano (mulini a motore) sia a causa della forte emigrazione degli abitanti del luogo verso l’America. La stessa “zia Antonietta” emigrò in Brasile, a Belo Horizonte, dove, lavorando come governante presso una ricca famiglia, guadagnò per due anni e mezzo circa 80.000 Lire mensili.

Ma torniamo al paesaggio laggiù ai fianchi del letto del fiume Bussento, tra il verde della superba vegetazione, lo scintillio degli specchi d’acqua ed il fruscio delle rapide e delle cascate che s’intrufolano tra le pietre bianche ed arrotondate; una sosta prolungata nei pressi del mulino e delle sorgenti è vivamente raccomandata, ritemprando il corpo e lo spirito del turista che, vivendo nelle moderne città caotiche e rumorose, ritrova qui il silenzioso e rilassante rumore della natura, i morbidi ed antichi colori della selvaggia ma accogliente vegetazione e la purezza di un ambiente incontaminato.

Dopo aver goduto di questo ben di Dio, ci si rimette in marcia per un ulteriore sforzo di circa 700 – 800 metri di cammino, lungo un sentiero che conduce alla grande grotta da cui risorge il fiume Bussento che torna a mostrarsi in tutta la sua prorompente bellezza agli occhi umani. La grotta è surreale, frastagliata da canyon in basso e da formazioni calcaree tipo stalattiti in alto, sotto la volta calcarea. Ai lati della grotta altri rami del fiume Bussento disegnano, con la collaborazione della flora e della fauna locale, paesaggi di una bellezza mozzafiato, difficilmente descrivibile a parole. Anche i tanti ponticelli di legno costruiti dall’uomo per attraversare il corso del fiume si integrano con armonia rendendo il luogo ancora più attraente. Demetria, la guardia wwf dell’oasi, ci ha detto che nonostante la bellezza dei luoghi, c’è ancora gente, poco sensibile, che lascia il segno vandalico del suo passaggio, rompendo tegole sul tetto dell’antico mulino, sfondando assi di legno dei ponticelli o, addirittura rubando rubinetti dalle fontane poste in alcuni punti del sentiero per dissetare il turista durante il tragitto. Incivili e superficiali persone: come si fa ad essere così insensibili, com’è possibile che anche di fronte a tanta bellezza creata dalla natura ci siano uomini capaci di offendere doni così preziosi.

Non so perché ma pensando a tali barbarie mi torna in mente la nobile e affascinante sagoma del grande ramarro verde smeraldo incontrato per strada che, insieme agli amici del gruppo, abbiamo osservato a lungo, ammirati dalla sua superba e delicata bellezza. Ci è sembrato un re incontrastato del luogo che ammira benevolo il suo habitat, dominandolo ma rispettandolo al tempo stesso.

Al termine della bella giornata trascorsa in mezzo a queste montagne attraversate dal fiume Bussento, nel territorio intermedio tra Caselle in Pittari e Morigerati, con sullo sfondo l’imponente sagoma ancora innevata del Monte Cervati, sentinella attenta di tutto il territorio cilentano, non ci resta che augurare a Demetria, a zia Antonietta ed al regale ramarro, verde smeraldo, la compagnia di tanti turisti amanti della natura e rispettosi dell’ambiente, soprattutto in occasione del 30 aprile, giornata mondiale del wwf, durante la quale tutte le oasi naturalistiche saranno aperte gratuitamente e sarà anche possibile associarsi al wwf ottenendo il 50% di sconto. In particolare rivolgiamo la nostra attenzione alle scolaresche che Demetria accoglie ed accompagna nell’esplorazione dell’oasi, rivolgendo loro l’invito di ammirare la natura rispettandone la prorompente ma al tempo stesso delicata bellezza.

Info utili: Si tratta di un ambiente ipogeo fluviale, tra gole e valle fluviale. La vegetazione in fondo alle gole, infatti, è caratterizzata dalla presenza di muschi e felci e da arbusti di ontano e salice. In alto sul vallone a nord-ovest, il bosco è composto da leccio, roverella, frassino, carpino, mentre sul versante opposto predomina la macchia mediterranea, composta da euforbia arborea, lentisco. Fauna: nelle acque limpide del fiume Bussento sono presenti trote, gambero di fiume, granchio di fiume e si possono individuare i segni del passaggio della lontra. Nel bosco di leccio si possono incontrare invece le tracce di mammiferi altrettanto elusivi quali istrice, gatto selvatico, lupo. Tra gli uccelli spiccano i rapaci: gheppio, astore, nibbio bruno, nibbio reale e l'altrettanto imponente corvo reale.




  
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