Baba Sissoko e John Trudell a Salerno Summer Festival 2009

Salerno Summer Festival 2009

Salerno Summer Festival 2009

SALERNO SUMMER FESTIVAL 2009  – XXI° Edizione – Arena del Mare – domenica 26 luglio – BABA SISSOKO “Afroblues Trio” http://www.myspace.com/babasissoko – lunedi 27 luglio – JOHN TRUDELL & Bad Dog  http://www.myspace.com/johntrudell – INGRESSO GRATUITO – inizio concerti h. 20:30.

Baba Sissoko Afroblues Trio.  Maestro indiscusso del Tamani, dal quale estrae con una naturalezza sbalorditiva tutte le note con un solo gesto, Baba Sissoko suona anche lo ngoni, il kamalengoni, la chitarra, il balaphon, la calebasse,  il sildrum e…  canta! Originario di una grande dinastia di griots del Mali, il cui ruolo nella tradizione è quello di riconciliare i cuori e gli animi, è stato il primo ad introdurre il suono del tamani nella musica moderna maliana.

La sua capacità di suonare una vasta gamma di strumenti e l’estrema sensibilità nei confronti di altre forme di espressione musicali, non necessariamente legate al mondo africano, lo portano a collaborare con delle vere stars come Youssou N’Dour, Salif Keita, Toumani Diabaté, Rokia Traore, Cachaito Lopez, Miguel Anga Diaz, Ibrahim Ferrer et Buena Vista Social Club, Famoudou Don Moye et l’Art Ensemble of Chicago, Dee Dee Bridgewater, Mamady Keita, Omar Sosa, Aka Moon e tanti altri.

Baba Sissoko

Baba Sissoko

Baba Sissoko vive oggi in Italia. Il suo stile è molto particolare: alle melodie e ai ritmi propri della sua tradizione musicale come quelli Bambara, Peul, Mandighi e Sonrai, integra le sonorità occidentali come il jazz e il blues creando un mélange musicale di un effetto straordinario. Tutto questo è il risultato delle sue numerose collaborazioni con artisti appartenenti a contesti culturali e musicali completamente diversi dal suo.

E’ di fondamentale importanza anche l’influenza che l’Amadran esercita nelle sue composizioni.  L’Amandran è una struttura musicale ripetitiva e ipnotica propria del Mali. Secondo alcuni storici e ricercatori, l’Amadran, “trasportato al di là dell’oceano in seguito alla tragica emigrazione degli schiavi dall’Africa, ha dato vita al blues, con il quale in effetti ha più di un’assonanza in comune. Il tutto offre un meraviglioso prodotto musicale dal gusto esotico e occidentale allo stesso tempo.

Maestro indiscusso del Tamani, dal quale estrae con una naturalezza sbalorditiva tutte le note con un solo gesto, Baba Sissoko suona anche lo ngoni, il kamalengoni, la chitarra, il balaphon, la calebasse,  il sildrum e…  canta! Originario di una grande dinastia di griots del Mali, il cui ruolo nella tradizione è quello di riconciliare i cuori e gli animi, è stato il primo ad introdurre il suono del tamani nella musica moderna maliana.

La sua capacità di suonare una vasta gamma di strumenti e l’estrema sensibilità nei confronti di altre forme di espressione musicali, non necessariamente legate al mondo africano, lo portano a collaborare con delle vere stars come Youssou N’Dour, Salif Keita, Toumani Diabaté, Rokia Traore, Cachaito Lopez, Miguel Anga Diaz, Ibrahim Ferrer et Buena Vista Social Club, Famoudou Don Moye et l’Art Ensemble of Chicago, Dee Dee Bridgewater, Mamady Keita, Omar Sosa, Aka Moon e tanti altri.

Baba Sissoko vive oggi in Italia. Il suo stile è molto particolare: alle melodie e ai ritmi propri della sua tradizione musicale come quelli Bambara, Peul, Mandighi e Sonrai, integra le sonorità occidentali come il jazz e il blues creando un mélange musicale di un effetto straordinario. Tutto questo è il risultato delle sue numerose collaborazioni con artisti appartenenti a contesti culturali e musicali completamente diversi dal suo. E’ di fondamentale importanza anche l’influenza che l’Amadran esercita nelle sue composizioni.

L’Amandran è una struttura musicale ripetitiva e ipnotica propria del Mali. Secondo alcuni storici e ricercatori, l’Amadran, “trasportato al di là dell’oceano in seguito alla tragica emigrazione degli schiavi dall’Africa, ha dato vita al blues, con il quale in effetti ha più di un’assonanza in comune. Il tutto offre un meraviglioso prodotto musicale dal gusto esotico e occidentale allo stesso tempo.

JOHN TRUDELL torna per un concerto impedibile. E lo fa con un disco, Bone Days, il cui produttore esecutivo è stato nientemeno che ANGELINA JOLIE. Bone Days è una collezione di tredici brani originali di Trudell, con quel miscuglio unico di tradizione indigena e rock’n’roll contemporaneo. Dice la Jolie dell’artista:< “Mi sono offerta di essere produttrice esecutiva di Bone Days perché credo nel messaggio di John Trudell e voglio che la gente lo ascolti (….) . Trudell è più spirito che uomo, ma anche più umano di ogni altra cosa. La sua visione è onesta, pura e forte. Dice la verità e lo dice meravigliosamente. La sua musica colpisce la cuore. Per un popolo che non ha voce (gli indiani nativi d’America), lui è l’uomo che non verrà mai ridotto al silenzio“.

Identificato come poeta, leader impegnato per il riconoscimento dei diritti civili dei Nativi d’America ed efficace comunicatore, J. T. si autodefinisce un ‘blue indian’. In verità, la sua arte è la sommatoria di tutto quello sessanta anni ha visto, sentito, vissuto direttamente sulla sua pelle. Molta della sua esperienza di vita si riflette nei suoi progetti artistici J.T. non nasce come poeta. Intraprende questa strada in seguito a una serie di circostanze, forgiando la sua sensibilità politica e poetica anche attraverso esperienze a volte orribili che hanno segnato in modo indelebile la sua vita.

Nato il 15 febbraio 1946 ad Omaha, Nebraska, J.T. cresce a stretto contatto con la vicina riserva Santee Sioux. Suo padre era uno di loro, mentre la madre aveva sangue messicano. Quest’ultima scompare quando John ha soltanto sei anni, lasciando al padre il compito di badare alla copiosa famiglia. Durante la sua adolescenza, TRUDELL ha la possibilità di vedere da vicino la vita che fa riferimento al ‘modello americano’. Sono i primi anni sessanta, un periodo bollente in cui il razzismo, i soprusi sociali erano all’ordine del giorno per la maggioranza bianca a scapito delle minoranze razziali, come gli afro-americani e, chiaramente, i Nativi Americani. Egli assiste a tutto questo indignato, anche attraverso l’esperienza del servizio militare che gli apre definitivamente gli occhi su quello che gli accadeva intorno come pellerossa, ‘prigioniero dell’America’. Il suo impegno civile e politico prende corpo nel 1969, in occasione dell’occupazione dell’Isola di Alcatraz da parte di migliaia di indiani di tutte le tribù. Fino a quel momento TRUDELL partecipava alla vita della sua gente in modo distaccato.

Ad Alcatraz andò per trovare qualcosa, e si accorse di essere in mezzo a tantissime persone come lui. L’occupazione si concluse nel 1971, e gli strascichi furono notevoli, anche se i media e il governo fecero di tutto per distogliere l’attenzione dall’evento e mettere a tacere la questione.

L’FBI mise gli occhi addosso alle comunità non indigene, additandoli come militanti pericolosi, e cercando di discreditarli agli occhi delle altre comunità minoritarie. TRUDELL, che intanto era diventato portavoce ed esponente di rilievo dell’AIM (America Indian Movement), finì nel loro libro nero. Venne aperto un fascicolo a suo nome che arrivò a contare ben 17.000 pagine. Gli venne dichiarata guerra, apertamente. E purtroppo, il peggio doveva ancora arrivare. Nel 1979 J.T. ricopriva la carica di segretario dell’AIM. Si trovava a Springfield, a capo di un corteo proprio contro le intimidazioni e la violenza esercitate dall’FBI. Il Bureau lo aveva già diffidato dall’esprimersi in toni e atti ‘eversivi’. Nel corso della manifestazione venne bruciata una bandiera americana, intonati cori di protesta. Ci furono scontri in seguito ai quali J.T. venne ferito e poi arrestato. Dodici ore dopo la dimostrazione, mentre era recluso nell’infermeria del carcere, ignoti appiccarono il fuoco alla sua casa, uccidendo sua moglie Tina, i loro tre figli e la madre di lei. Ufficialmente venne archiviato come ‘incendio accidentale’, ma molti dubbi sono rimasti sull’origine dolosa.

L’effetto di questa tragedia sulla vita e l’anima di TRUDELL è stata esattamente quella contraria al desiderio di chi lo voleva domo; da allora ha intensificato i propri sforzi nel sostenere la causa della sua gente. Questo è il periodo in cui inizia a scrivere versi. Dapprima per arginare la terribile lacerazione interna provocata dal dolore della perdita di tutta la famiglia. Poi, piano piano, scopre che tutta la sua sofferenza, le esplosioni emotive, le lacrime riversate sulle poesie divengono qualcos’altro. Scopre nella poesia un nuovo modo di comunicare il suo pensiero, le sue condanne, non più soltanto personali, ma che interessano la sua gente. E dal successivo incontro con Jackson Browne, suo primo – e attuale – produttore, J.T. assiste all’evoluzione delle sue poesie, ponendo la musica a contatto con le sue parole. Da allora affianca l’attività musicale a quella politica.

Ha dato alle stampe dischi importanti come ‘AKA Graffiti Man‘ (1986), ‘But This is’nt El Salvador’ (1987), Fables e Realities (1991), ‘Child’s Voice: Children of the earth‘ (1992) Nel 1992 firma un contratto con la Rykodisc. Viene edito – e stavolta ben distribuito – Aka Graffiti Man e due anni dopo esce Johnny Damas & Me (1994).

Il progetto Blue Indians, prodotto di nuovo da Jackson Browne, da modo a TRUDELL di perfezionare la divulgazione della poesia commista alla musica. Secondo lui gli schemi della poesia sono arcaici, basati esclusivamente sulla tradizione orale. Nella musica invece le parole assumono un ruolo che si omogenizza con le note, creando quello che TRUDELL stesso sostiene essere il futuro della poesia.

Con questo ultimo disco Bone Days, Trudell da una nuova sferzata, usando come sue uniche armi la parola, la musica, il cuore.


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